La ragazza che ho sempre conosciuto

Ci sono film che ti sono da sempre familiari e non sai il perché, credi di averli già visti, ma in realtà ne conosci solo la fama. A me è capitato con “La ragazza di via Millelire” di Gianni Serra, che venne girato a Torino non lontano da dove abitavo. Ero ancora un bambino quando uscì nelle sale e nel mio quartiere di quel film se ne è sempre parlato. Un giorno, poi, durante l’inaugurazione di una biblioteca civica venne proiettato e fu lì che lo vidi per la prima volta. Poi persi di vista la pellicola, ma alle volte nella vita le strade si ricongiungono e così pochi anni fa ho avuto occasione di riavvicinarmi a questo lungometraggio e di riscoprirlo. Stavo conducendo un’indagine sui figli degli immigrati interni, che negli anni Sessanta giunsero in massa a Torino. Mi interessavano quei luoghi della città un tempo emarginati, volevo ricostruire la vita di quelle strade che negli anni avevano acquisito una cattiva fama e che erano divenute note alle cronache cittadine per i numerosi atti di criminalità minorile. Mi torna in mente il film di Serra. Lo cerco ma non è facile trovarlo, alla fine lo recupero nella cineteca del Museo del Cinema e capisco che è ciò che cercavo. La pellicola restituisce il maniera vivida la vita difficile dei ragazzi in quelle desolate periferie, edificate in emergenza dopo l’arrivo dal Meridione di migliaia di persone. Il film, come i suoi protagonisti, ebbe vita difficile perché riferisce di una realtà troppo cruda per essere raccontata. Era meglio dimenticare; in quegli anni, in quelle vie, andava in scena il risvolto lacerato del vestito buono della città, perché farlo vedere? Per fortuna, però, il film venne proiettato e poi trasmesso in tv ed oggi ha un incredibile valore storico. “La ragazza di via Millelire” racconta ciò che altri non volevano vedere ed anche negli anni successivi di quelle realtà se ne è parlato poco. A quasi nessuno è interessato sapere che fine avessero fatto i ragazzacci cresciuti in quelle vie emarginate. Come ebbe a dire il critico cinematografico Tullio Kezich: “Non sarà gradevole il discorso di Gianni Serra, ma non è certo inutile”. Al contrario è sicuramente utilissimo, per ricostruire un pezzo di storia forse ancora da narrare e per avere degli spunti interessanti per interpretare la realtà dei giorni nostri.




Commenti

  1. Bellissimo.Come sai sono un grande fan di questo film di cui possiedo la sceneggiatura della savelli...spero venga rivalutato prestissimo e venga proiettato in uno dei tanti festival della città di Torino.

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    1. sì speriamo veramente. è un film che merita di essere ricordato.

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