AVANZI DI CITTÀ

Le città non sono sicure, si sente dire. La metropoli è divenuta simile al bosco delle fiabe, il luogo perfetto per nascondere nemici, trappole, ansie. Occorre dunque difendersi e per farlo si marcano confini, si sottolineano le differenze, si delimitano i territori. Marcare confini è rassicurante: da una parte ci sono i buoni (quelli come noi) dall'altra i cattivi (gli immigrati, i rom, i delinquenti). Cosa accadrebbe però se si scoprisse che a commettere i crimini non sono solo i diversi ma anche quelli come noi, un amico o addirittura un nostro parente? Sarebbe tutto più complicato: per questo fa bene credere che ad essere cattivi siano gli altri, i marginali.Torna in mente l’efferato delitto di Novi Ligure del 2001, che ebbe come protagonisti due ragazzini: Erika ed Omar. Anche in quel caso i primi sospettati del duplice omicidio furono gli extracomunitari, poi i media dissero che a commettere l’eccidio furono due minorenni. Il fatto suscitò grande sgomento nell'opinione pubblica perché intaccò una delle certezze dell’immaginario collettivo: l’idea che a commettere i reati siano gli sporchi e i cattivi. Erika non era nulla di tutto ciò: figlia di una famiglia perbene (con una mamma catechista ed il padre alto dirigente di azienda) frequentava una scuola cattolica in un tranquillo paese di provincia. Erika potrebbe essere nostra figlia e questo destabilizza alla radice le nostre certezze.
Nel parlo nel prossimo numero de La Ricerca Folklorica.

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